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Bombe e perquisizioni: strategia della tensione in Veneto

Bombe e perquisizioni: strategia della tensione in Veneto

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2112519_1686991_441461325082698È di ieri la notizia del Blitz contro un piccolo gruppo di venetisti del Cnl Veneto ordinato dalla procura di Vicenza. La scusa ufficiale per la retata è un’accusa di disobbedienza fiscale, nel nome del non riconoscimento dello Stato Italiano.

In realtà da quanto ha appreso il Corriere Online si tratta di una nuova fase nella strategia della tensione che sarà applicata in Veneto e che è partita con alcune finte bombe molotov lanciate contro il municipio di Vittorio Veneto e un negozio che esponeva tricolori. Come fatto notare da più commentatori, gli episodi parevano essere opera di professionisti della sicurezza, secondo il classico schema da decenni messo in pratica dai servizi segreti italiani.

Ora il nuovo episodio contro un gruppo forse un po’ balordo, ma senz’altro innocuo di esponenti del cosiddetto comitato di liberazione veneto. Più che di sovversione al massimo i vari autori potrebbero essere tacciati di abuso di bevande alcoliche, senza scomodare costose operazioni di polizia giudiziaria. Ma se si tratta di mettere in cantiere una complessa strategia che mira a confermare alla guida della regione la lega invece che i concorrenti indipendentisti più ragionevoli e preparati non si guarda tanto per il sottile.

Le perquisizioni sono scattate all’alba di ieri: la Digos le ha effettuate nelle province di Vicenza, Treviso e Verona. Nel Vicentino avrebbero riguardato  sia il capoluogo, sia centri come Marostica, Montecchio, Malo e altri comuni altovicentini, Valdagno, Arzignano. L’accusa teoricamente sarebbe quella di appartenere a un’associazione a delinquere con violazione di una legge che punisce l’istigazione a ritardare e non effettuare il pagamento delle tasse. L’inchiesta sarebbe nata dopo proteste e attività che avrebbero impedito controlli fiscali in aziende e negozi, o da esercenti, tra Malo, Piovene e e Trissino. In realtà, come alcuni tra gli stessi inquirenti hanno commentato, senza consentire di fare il loro nome, si tratta di capi di imputazione preparati in fretta e furia per colpire i più improbabile tra i venetisti, in seguito a precise disposizioni impartite dal ministero degli interni.

Nelle pagine web e facebook del sedicente Comitato di liberazione nazionale Veneto si legge: «Forze militari dello stato occupante italiano (Digos) irrompevano in casa di esponenti del Comitato di liberazione nazionale Veneto e facenti parte della Autorità nazionale veneta, emanata dallo stesso, con mandati di perquisizione e di sequestro di beni personali (computer, chiavette usb, documenti varidi proprietà degli stessi o di proprietà della Tutela genti venete) con l’accusa  di istigazione e divulgazione al popolo veneto di come non pagare le tasse  allo stato occupante italiano». «Il Clnv (soggetto di diritto internazionale) – continua la nota venetista – opera in base ai trattati, patti e leggi internazionali ratificate dallo stato Occupante italiano stesso con tanto di Belligeranza per far valere i protocolli aggiuntivi di Ginevra, anch’essi ratificati dallo stato italiano: tutte queste leggi si riferiscono al diritto internazionale all’autodeterminazione dei popoli». E qui il comunicato riporta gli estremi e gli articoli del “Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici” adottato a New York il 19 dicembre 1966 e ratificato dall’Italia con legge n.881 del 25 ottobre 1977”.

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Lamentando perciò una «grave violazione dei trattati internazionali e dei soggetti dichiaratisi di diritto internazionale in autodeterminazione del popolo veneto per il riconoscimento dello stesso», la nota prosegue spiegando che Clnv e Autorità nazionale veneta già ieri pomeriggio hanno inoltrato all’attenzione dell’alto commissariato dei diritti dell’Uomo (Onu di Ginevra) e alla Croce Rossainternazionale di Ginevra tramite i canali ufficiali fornitici da loro, una denuncia ufficiale dell’accaduto, con copie di documenti di perquisizione, con fermi di polizia nelle questure di Vicenza e Verona. Copia di tutto ciò è stato inviato anche a canali ufficiali del Cremlino». Il comunicato annuncia quindi l’imminente invio delle denunce «a nome di chi ha effettuato le perquisizione e i fermi in questura alla Corte Internazionale dell’Aia».

Questi i nomi degli indagati. Nella Marca trevigiana sono Teresina Zorzi di Asolo e Luigi Arriccio di Castelcucco. Nel Veronese sono Patrizia Badii di Verona e Flavio Resentera di Badia Calavena. La maggior parte sono vicentini: Marco Caltran, Moreno Rigo di Montecchio Maggiore; Francesco Cichellero di Valli; Silvano Santini, Costantino Neresini e Vittorio Angelo Perin di Valdagno; Enrico Carraro di Longare; Erica Scandian di Malo; Orazio Scavazzon di Marostica; Maurizio Bedin, Massimo Panarotto e Gabriele Marco Perucca Orfei di Vicenza; Maurizio Tregnago di Cornedo; Ruggero Peretti e Katia Sanson di Arzignano.

Nei prossimi giorni si capirà forse come evolverà tale inchiesta e quella collegata di Vittorio Veneto.

corsera Administrator

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