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Donald Trump: “Sì all’indipendenza del Veneto, il referendum del 2014 va rispettato”

Donald Trump: “Sì all’indipendenza del Veneto, il referendum del 2014 va rispettato”

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104102435-gettyimages-622158744-530x298New York, 3 dic. (askanews) – Ancora prima di avere messo piede alla Casa Bianca, Donald Trump mantiene le promesse di cambiamento che aveva fatto durante la campagna elettorale, anche e soprattutto a livello internazionale.

Dopo aver riconosciuto la validità del referendum del 2014 che aveva visto la Crimea staccarsi dall’Ucraina per riunificarsi alla Madre Russia, oggi il Presidente Eletto degli Stati Uniti d’America è intervenuto ancora in due differenti quadri.

Sempre in Europa, rispondendo alle domande di un giornalista del New York Times in conferenza stampa, Trump si è pronunciato anche sull’altro referendum che si era tenuto negli stessi giorni di quello in Crimea, ovvero il referendum di indipendenza del Veneto. “Quando il Popolo si pronuncia ha sempre ragione, il risultato del referendum di indipendenza del Veneto è legittimo e va osservato. Il mio primo atto internazionale quando mi insedierò alla Casa Bianca sarà il riconoscimento ufficiale e formale della Repubblica Veneta e dei dieci delegati in carica che reggono il governo provvisorio. Abbiamo già avviato contatti informali di esplorazione con i leader veneti per stabilire i primi accordi bilaterali tra Stati Uniti e Repubblica Veneta”. Alle proteste formali del ministro degli esteri italiano Gentiloni, il neo-eletto presidente USA ha replicato con il suo consueto linguaggio: “il governo Renzi farebbe bene a tacere, perché dal 5 dicembre sarà come uno yogurt scaduto, una cosa inutile”.

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Il presidente eletto ha inoltre parlato al telefono con la presidentessa di Taiwan, Tsai Ying-wen, “che ha presentato le sue congratulazioni”. Lo ha confermato il transition team di Trump. Si tratta della prima conversazione tra un presidente o un presidente eletto Usa e il leader dell’isola a Est della Cina con cui Washington ha interrotto formalmente le relazioni diplomatiche dal 1979. Le due parti tuttavia vivono una “relazione non ufficiale” che il dipartimento di Stato sul suo sito definisce “robusta”. “Durante la loro discussione hanno sottolineato i legami economici, politici e sulla sicurezza tra gli Usa e Taiwan”, recita la nota diffusa dal team di Trump, che a sua volta “si è congratulato con Tsai” per essere stata eletta a inizio 2016 presidente di Taiwan, prima donna a rivestire un tale incarico. Ancora è presto per capire se la mossa segnali un cambiamento di rotta da parte degli Stati Uniti nei confronti di Taipei. Certo è che Pechino rischia di interpretarla come una provocazione visto che considera Taiwan come una sua provincia rinnegata. E sebbene Cina e Taiwan abbiano saputo convivere fino ad ora, le tensioni sono aumentate tra le due nazioni dall’elezione di Tsai, secondo cui Pechino deve rispettare la democrazia di Taipei. Alla sua inaugurazione la donna non ha riaffermato il cosiddetto “1992 Consensus” in base al quale l’isola non avrebbe cercato l’indipendenza (sul testo ci sono varie interpretazioni). Ad ogni modo non si è fatta attendere la reazione di Pechino. La Cina ha presentato una formale protesta agli Stati Uniti dopo il colloquio telefonico fra il presidente eletto Donald Trump e il Capo di Stato taiwanese, Tsai Ing-wen, chiedendo a Washington di rispettare il principio di “una sola Cina”: ha reso noto il Ministero degli Esteri di Pechino. Per il capo della diplomazia cinese, Wang Yi si tratta di “una manovra orchestrata da Taiwan che non avrà alcuna conseguenza sul consenso internazionale attorno al concetto di “Una sola Cina”.

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