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Referendum: i No stravincono, Renzi si dimette. Ora governo Napolitano?

Referendum: i No stravincono, Renzi si dimette. Ora governo Napolitano?

Dopo la batosta nel referendum costituzionale ora si aprono le consultazioni per gestire la crisi di governo. La prima ipotesi che pare sarà perseguita sarà un Governo di transizione guidato da Giorgio Napolitano, che in quanto presidente emerito della Repubblica potrebbe essere figura di garanzia per tutte le parti politiche.

Giorgio Napolitano per ora non si espone, ma fa sapere tramite i suoi fedelissimi che l’agenda dell’esecutivo potrebbe essere rappresentata da una nuova legge elettorale maggioritaria secca ad unico turno (“chi vince prende tutto”) e da una nuova manovra economico-finanziaria che si rende ora necessaria per affrontare il nodo del salvataggio Mps e probabilmente anche di altri istituti di credito.

La vittoria secca del “no” rischia infatti di aprire una fase di incertezza politica che in Italia può mettere a rischio il settore da sempre più esposto alla speculazione finanziaria: le banche. Anzitutto il piano di salvataggio del Monte dei Paschi di Siena, perché potrebbero venire a mancare le condizioni di contesto necessarie a far funzionare il delicato gioco ad incastri studiato dal management assieme agli advisor Jp Morgan e Mediobanca (con la sponda di Palazzo Chigi), finalizzato al varo dell’aumento di capitale da 5 miliardi di euro. Ma tutto il settore potrebbe ritrovarsi sotto tiro, a partire da UniCredit a sua volta alle prese con una revisione strategica con maxi-aumento.

La cronaca delle dimissioni di Renzi

referendum-risultati-renzi-vince-noVisibilmente emozionato durante la conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi intorno a mezzanotte, il premier ha fatto quello che aveva annunciato all’inizio della campagna elettorale, in caso di vittoria del No: “Domani pomeriggio convocherò il cdm, ringrazierò i miei colelghi e salirò al Quirinale, dove consegnerò le dimissioni nelle mani del presidente Mattarella”, ha detto, ringraziando quanti hanno lavorato perché le riforme andassero avanti.

E sotto lo sguardo della moglie Agnese, in sala per accompagnarlo, come ha spesso fatto nei momenti più importanti del suo mandato: “Grazie ad Agnese, per aver sopportato la fatica di questi mille giorni e per come ha splendidamente rappresentato il nostro paese, grazie ai miei figli. Sono stati mille giorni bellissimi che sono volati, ora per me è tempo di mettersi in cammino”. E poco prima di incontrare la stampa, Renzi ha telefonato al presidente della Repubblica.

“È stata una festa in un contesto in cui tanti cittadini si sono avvicinati alla Carta costituzionali. Sono fiero ed orgoglioso della possibilità che il Parlamento ha dato ai cittadini. Il No ha vinto in modo straordinariamente netto”, ha detto il premier. “Mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta. Chi lotta per un’idea non può perdere – ha aggiunto-. Voi non avete perso, sentitevi soddisfatti per il vostro lavoro. Vorrei che foste fieri di voi stessi”.

E ha proseguito: “Si può perdere un referendum, ma non si può perdere il buon umore. Io ho perso, in Italia non perde mai nessuno. Io non sono così: ho perso. Non sono riuscito a portarvi alla vittoria”. E, sottolineando ancora una volta di non essere mai stato attaccato alla poltrona, prosegue: “L’esperienza del mio governo finisce qui”. Poi prosegue: “Qui in questa sala saluterò il mio successore, chiunque egli sarà, e gli consegnerò la campanella e il dossier delle cose che restano da fare”.

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Nessun rimorso, però, dice Renzi: “Non siamo stati convincenti, mi dispiace, ma andiamo via senza rimorsi, volevamo vincere non partecipare”.

LE TAPPE DELLA CRISI

Euro in picchiata, più che dopo Brexit. Dopo l’annuncio di dimissioni di Renzi, l’euro scivola ai minimi da 20 mesi, perdendo di più di quanto lasciò sul terreno dopo la Brexit.

Le reazioni. Immediate le reazioni: il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, esulta: “Una giornata di liberazione nazionale. Renzi lascia un Paese diviso” ha detto.

“Evviva! Ha vinto la democrazia”, scrive sul suo blog, Beppe Grillo, in un post a sua firma. E aggiunge: “Questo voto ha due conseguenze: Addio Renzi, e gli italiani devono essere chiamati al voto al più presto”.

E Luigi di Maio, secondo il quale “oggi ha perso l’arroganza al potere”, annuncia che “da domani siamo al lavoro per creare il programma del futuro governo del M5s”, per creare “la squadra del futuro governo 5 stelle”.

Una parola mantenuta quella di Renzi, secondo Silvio Berlusconi, che con i suoi avrebbe sottolineato come per una volta il presidente del Consiglio ha rispettato quanto annunciato.

Il vice segretario del Pd Lorenzo Guerini annuncia: “Noi come Pd convocheremo gli organi di partito entro pochi giorni, già martedì la Direzione, per le valutazioni dell’esito del voto referendario e per le iniziative da assumere”.

Tanti al voto. Il voto di oggi ha visto un’affluenza altissima: il 68,48% degli aventi diritto al voto ha espresso il proprio parere. Il dato finale conferma che nelle regioni del Nord c’è stata una partecipazione massiccia mentre al Sud è stata sotto la media. La maggiore partecipazione è stata registrata in Emilia Romagna con il 75,93%, fanalino di coda la Calabria con il 54,44%. In particiolare, in Valle d’Aosta ha votato il 71,90%, in Lombardia il 74,57%, in Trentino Alto Adige il 72,22%, in Veneto il 76,67%, in Friuli Venezia Giulia il 72,50%, in Piemonte il 72,14, in Liguria il 69,73%, in Toscana il 74,45%, in Umbria il 73,43%, nelle Marche il 72,85%, nel Lazio il 69,18, in Abruzzo 68,66%, in Molise 63,88%, in Campania 58,87%, in Puglia il 61,72%, in Basilicata il 62,86%, in Calabria il 54,44%, in Sicilia il 56,81%, in Sardegna il 61,93%.

Psicosi matite. Un voto accompagnato dall’esplosione del caso delle matite cancellabili, che ha scatenato una vera e propria psicosi in tutto il Paese. In tanti, preoccupati della possibilità che la preferenza espressa potesse essere in qualche modo sabotata, si sono presentati al seggio armati di biro.

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